Pochi personaggi nella storia di Roma vennero così amati in vita come, terribilmente, rimpianti dopo la morte.

Almeno per quanto concerne il racconto che ne fa Tacito negli Annali, l’Urbe fu terribilmente scossa quando giunse la notizia che il 10 ottobre del 19 d.C. era morto, a un passo dall’impero, Druso Claudio Nerone, meglio conosciuto come Gaio Germanico Cesare.

GERMANICO CESARE, A UN PASSO DALL’IMPERO

Druso Claudio Nerone nacque a Roma il 24 maggio del 15 a.C. Figlio di Druso Maggiore e di Antonia Minore: nipote di Livia e pronipote di suo marito Augusto e per questo discendente sia della Gens Claudia che della Gens Iulia.

LA GIOVENTÙ E L’ESEMPIO DEL PADRE, DRUSO MAGGIORE GERMANICO

Fu proprio nel 15 a.C. che suo padre insieme a suo zio, il futuro imperatore Tiberio completarono la conquista della Rezia e, con essa, Druso Maggiore ottenne il comando per la grande spedizione in Germania che rese “Germanico” lui come suo figlio e la sua discendenza attraverso una campagna che, in tre anni, portò il controllo dell’impero sino all’Elba.

Racconta Cassio Dione che, giunto in prossimità del fiume, incontrò una donna di incredibile grandezza che gli disse:

Fin dove vuoi arrivare, insaziabile Druso? Non è nel tuo destino che tu veda tutti questi territori; torna indietro piuttosto, poiché la fine delle tue imprese è ormai prossima!

Cassio Dione, LV, 1.3

Tra leggenda e realtà, il trionfo gli portò la morte, infatti dopo essere stato eletto console a soli 28 anni, tornato al fronte cadde da cavallo morendo il 9 a.C. proprio in Germania, a Mogontiacum – l’odierna Magonza.

La tradizione tramanda che Tiberio cavalcò duecento miglia, partendo da Pavia, in un giorno e una notte per vederlo spirare. La morte di Druso ebbe grossi echi in tutto l’impero e soprattutto nell’Urbe, dove era amatissimo e fu il suo stesso fratello a riportarne il corpo a Roma dove venne tumulato nel Mausoleo di Augusto, mentre venne acclamato “Germanico” e gli vennero tributati onori.

Ritratto in marmo di Druso Claudio Maggiore
Druso Maggiore

TIBERIO E LE IMPRESE IN GERMANIA

Tra l’8 e il 7 a.C. fu lo stesso Tiberio a prendere il comando delle operazioni in Germania con un opera di consolidamento che portò il dominio di Roma sino a un altro fiume: il Weser.

Ma fu proprio nel 6 a.C. che all’apice del successo, Tiberio scelse di allontanarsi da Roma lasciando spiazzati anche Antonia e i suoi figli, compreso Germanico.

L’ADOZIONE DI TIBERIO E QUELLA DI GERMANICO

Dopo il 2 e il 4 d.C. con la morte di Lucio e Gaio Cesare designati da Augusto a suoi eredi fu lo stesso Augusto a richiamare Tiberio adottandolo e “costringendolo” ad adottare – il 26 giugno del 4 d.C. – Germanico come suo successore col nome di Germanico Giulio Cesare.

AGRIPPINA MAGGIORE, UNA MOGLIE FEDELE

Nello stesso anno Germanico sposò Agrippina Maggiore, anche lei nipote di Augusto.

L’unione con Agrippina fu quanto mai fertile e raccontata come di un amore sincero: da lei Germanico ebbe nove figli tra i quali Gaio Cesare poi conosciuto come l’imperatore Caligola, e Agrippina Minore, nipote e moglie dell’imperatore Claudio e madre del futuro imperatore Nerone.

Busto in marmo di Vipsania Agrippina Maggiore
Vipsania Agrippina Maggiore

LA CARRIERA MILITARE

Fu dal 6 d.C. che iniziò quel tragitto militare che lo portò poi a essere amato per la sua intraprendenza e per le sue capacità non solo dal popolo romano ma dallo stesso Augusto. In quell’anno scoppiarono delle rivolte nell’Illirico e per questo mandò in appoggio a Tiberio il giovane Germanico che hai tempi era “soltanto” questore.

Da subito Germanico fu protagonista sul campo – in quella che alcuni autori definirono una guerra  rischiosa come quella contro i punici – e si distinse in particolare nella battaglia delle Paludi Volcee.

LA DISFATTA DI VARO E LA PRIMA SPEDIZIONE IN GERMANIA

Il tempo per gioire fu poco visto che Roma tra l’8 e l’11 settembre del 9 d.C. subì una delle più cocenti sconfitte della sua storia: la clades variana, meglio conosciuta come La Disfatta di Teutoburgo dove vennerò spazzate via tre intere legioni: la XVII, la XVIII e la XVIIII.

Fu un durissimo colpo per Augusto di cui si racconta che, sin sul letto di morte chiedesse a Varo le sue legioni. Così fu l’anno successivo che venne inviato in Germania Tiberio insieme allo stesso Germanico in qualità di legato.

Dopo una serie di successi, Germanico fu richiamato da Augusto a Roma e nel 12 d.C. a 28

LA RIVINCITA SU ARMINIO

Nel 14 d.C. morto Augusto divenne imperatore Tiberio – nello stesso anno Germanico impegnato in Gallia dovette tornare sul Reno per via di una rivolta delle stesse legioni romane ormai allo stremo delle forze per via dei lunghi anni passati al fronte:

tenevano gli occhi a terra, quasi fossero pentiti. Ma come egli attraversò il fossato, si incominciarono a sentire lamenti confusi, alcuni gli afferravano la mano come per baciarla, si introducevano in bocca le dita per fargli sentire che non avevano più denti, altri gli mostravano le membra curve per l’età

Tacito, Annales, I, 34 e 35

Questi congedò i veterani e mise nelle riserve coloro che avevano più di sedici anni di servizio riuscendo, non solo a sedare la rivolta, ma a divenire simbolo di prestigio di fronte alla forza militare di Roma.

Tornato a controllare le legioni, l’anno successivo iniziò il suo capolavoro militare che lo portò a sconfiggere – nel 16 d.C. – Arminio prima nella battaglia di Idistaviso, poi in quella successiva del Vallo Angivariano, recuperando due delle aquile legionarie perse proprio a Teutoburgo.

Ma non solo, l’anno prima – ottenuti i primi successi – volle raggiungere quei luoghi dove perirono le legioni di Varo in modo da dare degna sepoltura a quelle ossa che biancheggiavano ancora sul terreno della foresta di teutoburgo:

nel mezzo del campo biancheggiavano le ossa ammucchiate e disperse… sparsi intorno… frammenti di armi e carcasse di cavalli e teschi conficcati sui tronchi degli alberi. Nei vicini boschi sacri si vedevano altari su cui i Germani avevano sacrificato i tribuni ed i centurioni di grado più elevato. I superstiti di quella disfatta, sfuggiti alla battaglia od alla prigionia, ricordavano che qui erano caduti i legati e là erano state strappate le Aquile; e mostravano dove Varo ricevette la prima ferita e dove si colpì a morte, suicidandosi; mostravano il rialzo da dove Arminio aveva parlato ai suoi, i numerosi patiboli preparati per i prigionieri, le fosse scavate e con quanta tracotanza Arminio avesse schernito le insegne e le Aquile imperiali

Tacito, Annales I, 61

I successi e la gloria non valsero però la voglia di Tiberio di andare oltre – e in molti si chiedono cosa fosse successo se l’imperatore non avesse compiuto questa scelta – per cui Germanico venne richiamato a Roma dove nel 17 d.C. ottenne il Trionfo per i successi sul fronte germanico.

All’apice della popolarità era forse amato più del suo stesso padre Druso Maggiore e per questo divenne di fatto un serio pericolo per lo stesso Tiberio.

Moneta romana con rappresentato il Trionfo di Germanico
Moneta con rappresentato il Trionfo di Germanico

L’INVIO IN MEDIO-ORIENTE

Fu nel 18 d.C. che con la morte dei re di Cappadocia, Commagene e Cilicia nacque il pretesto di inviare Germanico in quei luoghi con al fianco Gneo Calpurnio Pisone, governatore della Provincia di Siria.

Il pericolo era che Germanico emulasse Alessandro e muovesse guerra ai Parti ma, ancora una volta, il generale si dimostrò valente e mostrando abili doti diplomatiche, incoronò un rre d’Armenia filoromano, ma gradito ai Parti; costituì in provincia la Cappadocia; annesse la Cilicia alla Siria. Poi avviò dei negoziati per rinnovare i trattati in essere con i popoli confinanti e stabilì un presidio militare sulle sponde dell’Eufrate.

IL VIAGGIO IN EGITTO E LA MORTE

Pisone decise di non ratificare gli accordi raggiunti da Germanico, entrando così fortemente in conflitto con il giovane che si era nel frattempo spostato in Egitto con la famiglia violando le disposizioni dell’imperatore e cominciando ad avere gli stessi atteggiamenti che ebbe molto prima di lui Alessandro Magno.

Pisone tornò a Roma e, pochi giorni dopo della partenza, il principe si ammalò ad Antiochia.

A nulla valsero le cure dei medici e della moglie: dopo atroci sofferenze Germanico si spense il 10 ottobre del 19 d.C., confessando ad Agrippina il serpeggiante sospetto di essere stato avvelenato da Pisone.

La vedova ordinò di celebrare solenni funerali in Antiochia, dove venne eretto un cenotafio e di innalzare un tumulo ad Epidafne, dove il marito era spirato. Quindi, con le ceneri del consorte, rientrò in Italia, decisa a far pagare a caro prezzo la morte dell’amato. Si mise in nave addirittura durante la brutta stagione, con brevi soste sull’isola di Corcira prima ed a Brindisi poi, dove fu accolta da popolo e veterani con grande onore e manifestazioni di affetto.

Il pensiero dell’avvelenamento si diffuse a Roma fino a coinvolgere lo stesso Tiberio: l’imperatore non fece che aumentare i sospetti e le voci quando non partecipò alla cerimonia di tumulazione delle ceneri di Germanico nel Mausoleo di Augusto e per le parole el discorso che tenne durante il processo intentato contro Pisone.

Nessuno riuscì mai a dimostrare effettivamente l’avvelenamento di Germanico, ma al governatore di Siria vennero contestati tanti reati che decise infine di suicidarsi.

BIMILLENARIO DELLA MORTE

A duemila anni dalla morte, Amelia vuole celebrare il generale romano che fu a un passo dall’impero con un programma di eventi che culmineranno con la mostra che verrà inaugurata proprio il 10 ottobre del 2019.