In tanti conosciamo il termine “mecenatismo” come di colui che da sostegno ad attività artistiche e culturali.

Quanti di noi sanno che Mecenate fu quel eques romano che, grazie alle sue ricchezze, sostenne i migliori artisti del periodo augusteo?

MECENATE IL “PROTETTORE DEGLI ARTISTI”

Gaio Cilnio Mecenate nacque ad Arezzo il 15 aprile del 68 a.C. da famiglia di ordine equestre tradizionalmente associata a discendenza etrusca. Fu uno, se non il più importante, dei consiglieri del futuro Augusto; tra i principali autori dell’Accordo di Taranto del 37 a.C. e, durante la guerra con Pompeo e dopo, il rappresentante di Ottaviano a Roma e in Italia. 

Dopo che, nel gennaio del 27 a.C., Ottaviano divenne Augusto, si ritirò in disparte, pur conservando una delicata funzione politica come intermediario tra il princeps e quel circolo letterario che aveva costruito intorno a se e che, in un certo senso, rese grande lo stesso Augusto.

Busto in marmo di Mecenate
Busto di Mecenate

Lucio Vario, Plozio Tucca, Quintilio Varo, Aristio Fusco, Valgio Rufo, Domizio Marso, Cornelio Gallo, Properzio, che gli dedicò il secondo libro delle sue elegie.

Sopra tutti: Virgilio che gli dedicò le Georgiche e Orazio, il suo più grande amico, che gli dedicò gli Epodi, le Satire e i primi tre libri delle Odi.

Dipinto di Charles François Jalabert, Virgilio e Vario a casa di Mecenate
Virgilio e Vario a casa di Mecenate /// Charles François Jalabert

Morì poco prima di Orazio, l’8 a.C., quando Germanico Cesare aveva sette anni e suo zio Tiberio prendeva il comando delle operazioni in Germania. Lasciò tutti i suoi beni ad Augusto.

Gran signore, ricco di vizi ma più di virtù, dotato di qualità eccellenti d’animo e d’ingegno, Mecenate fu uno di quegli uomini che, pur tenendosi nel secondo piano degli avvenimenti, contribuiscono in forte misura a indirizzarli e dirigerli: di molto gli fu debitore Augusto nella progressiva ascensione verso il potere supremo e nell’instaurazione del nuovo ordine di cose.

Di quell’immortalità che i poeti gli ottennero Mecenate fu veramente degno, come pure dell’altissima gloria che da lui prendesse nome una delle più nobili forme di attività umana.

Dipinto di Stefan Bakałowicz del 1890, Circolo di Mecenate
Circolo di Mecenate /// Stefan Bakałowicz(1857-1947)

HORTI MECENATIS

Tradizione vuole che la bonifica del Colle Esquilino fu realizzata da Mecenate che, razionalizzando un’area destinata a necropoli, la trasformò in villa tra il 42 e il 35 a.C.

L’Esquilino divenne così un luogo di residenza con aree verdi irrorati dalle acque degli acquedotti che vi passavano entrando a Roma.
Negli horti, lasciati alla sua morte da Mecenate in eredità ad Augusto, si andò a ritirare Tiberio al ritorno dal suo esilio di Rodi.

Filone di Alessandria, venuto a Roma nel 38 d.C. alla guida di un’ambasceria ebraica presso Caligola, ci ha lasciato una descrizione dei giardini imperiali sull’Esquilino.

Gli horti di Mecenate e quelli Lamiani erano limitrofi, vicini alla città, ed erano ambedue di proprietà dell’imperatore, provvisti di sale a due piani, finestre schermate con lastre di marmi preziosi e di ogni altro lusso.

Nel II sec. d.C. gli horti divennero di proprietà di Marco Cornelio Frontone, precettore di Marco Aurelio e Lucio Vero.

L’unica testimonianza archeologica conservata degli horti è costituita dal cosiddetto Auditorium di Mecenate, un triclinio estivo semi ipogeo decorato con pitture di giardino e arricchito con piccole sculture e fontanelle.

I resti dell'auditorio di Mecenate a Roma sull'Esquilino
Auditorium di Mecenate /// Roma, Colle Esquilino

È dubbio che la cosiddetta Casa Tonda, un sepolcro romano tardo repubblicano sul percorso dell’antica via Labicana (oggi via Principe Eugenio) e ritenuto tradizionalmente la tomba di Mecenate, potesse rientrare nei confini di questi horti. 

Le numerose opere d’arte ritrovate principalmente nelle aree delle scomparse villa Caserta e villa Palombara sul finire del XIX secolo, testimoniano il gusto collezionistico di Mecenate ed il lusso profuso negli arredi di questa residenza suburbana. Molte di esse si ritrovarono ridotte in frammenti riutilizzati come materiale edilizio all’interno di muri tardo-antichi, secondo una consuetudine ben attestata a Roma soprattutto sull’Esquilino


MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO DI AREZZO

Il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo è intitolato propio a Mecenate.

Il museo conserva un quinipodium, un esemplare di moneta di notevoli dimensioni di cui sono noti solo due esemplari al mondo.

Tra i reperti etruschi si possono ammirare i gioielli dalla necropoli di Poggio del Sole; le decorazioni coroplastiche da Piazza San Iacopo e via Roma (480 a.C.); dal tempio della Latona, da via della Società Operaia e dal grandioso santuario di Castelsecco (II-I sec. a.C.).

Tra le ceramiche si trova il celebre Cratere Euphronius (510-500 a.C.) e l’anfora da Casalta delle scuola del pittore di Meidias.

Tra le statue romane viene conservato un notevole ritratto di Livia.


Cratere delle Amazzoni di Euphronio

In mostra anche i cosiddetti “vasi corallini”, una ceramica prodotta ad Arezzo tra la metà del I sec. a.C. e la metà del I d. C., che rese la città famosa nell’antichità, e di cui il museo conserva la più ricca collezione del mondo.

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