Argumenta tibi mensis concedo Decembris quae sis quam vis annum claudere possis

Concludo il mio discorso con le tue feste, dicembrequelle che possono porre fine a ogni anno

DICEMBRE, IL MESE DI SATURNO E DEI SATURNALIA

Ultimo mese dell’anno romano, decimo del calendario arcaico, non c’era tanto da lavorare nei campi e per i contadini era l’ora del riposo e per le feste a fauno, in città si svolgevano diverse feste: una su tutte i Saturnalia, dedicati a Saturno a cui era dedicato il mese.

I SATURNALIA

Nonostante l’anno volgesse al termine, i romani si apprestavano ad attendere una delle festività più importanti dell’anno: i Saturnali. 

SATURNO E L’ETÀ DELL’ORO

Per i romani era esistita un’età in cui non vi era differenza tra liberi e schiavi, era l’età dell’oro e a regnare il mondo era proprio Saturno. Secondo tradizione fu proprio lui a insegnare agli esseri umani a lavorare la terra, tanto che pensavano – erroneamente – che il suo derivasse da sero, satus (seminare).

L’ORIGINE E L’INAUGURAZIONE DEL TEMPIO

I primi Saturnalia furono celebrati il 17 dicembre del 497 a.C. in occasione dell’inaugurazione del tempio dedicato al dio nel Foro Romano e si decise che i festeggiamenti fossero realizzati dopo la semina per chiedere a Saturno di proteggere i campi dal freddo.

Il tempio, i cui resti sono ancora oggi visibili a Roma,è uno dei più antichi luoghi sacri dell’Urbe – viene dopo soltanto il Tempio di Vesta e quello di Giove – e fu sede del tesoro di stato.

La statua di Saturno veniva riempita di olio e avvolta in bende di lana in modo che il dio non si allontanasse da Roma, solo in occasione dei Saturnalia veniva “liberato” in modo che potesse partecipare a pieno alle celebrazioni.

Resti del tempio di Saturno a Roma
I resti del Tempio di Saturno /// Fori Imperiali, Roma

I SATURNALI

Vicini a quello che oggi è il nostro carnevale per il loro carattere importanti come per noi Natale e Capodanno, si festeggiavano dal 17 al 23 dicembre con conviti e banchetti che, per un periodo dell’anno, davano il senso di quella che era stata l’età dell’oro – quanto gli uomini vivevano nell’abbondanza in eguaglianza e liberi.

Per questo si lasciava anche agli schiavi grande licenza. Forse pure per questo, la festa si diffuse per tutto il mondo romano e poi per l’Impero e rimase la festa più popolare e più cara alle genti di ogni condizione sociale.

Affresco di giocatori di dadi a Pompei
Giocatori di dadi, da una parete dell’osteria della via di Mercurio /// Pompei

IO SATURNALIA

Il rito ufficiale partiva da un sacrificio solenne nel tempio di Saturno e un successivo banchetto pubblico in cui, alla fine, tutti gli invitati si scambiavano il saluto augurale “Io, Saturnalia”. E così poi accadeva anche nelle case private dove per un periodo dell’anno sarebbe stato lecito “impazzire”. 

Addirittura il senso di uguaglianza umana si manifestava con la massima libertà concessa allora ai servi, per i quali i padroni stessi usavano imbandire un banchetto.

Come oggi, c’era la consuetudine di scambiarsi doni d’ogni genere e d’ogni valore. Molto comuni erano i sigillaria: figurine di terracotta o di pasta.

I Saturnali si celebravano anche tra le legioni; la festa era detta Saturnalicium castrense. Al riguardo, Tacito ricorda un fatto accaduto poco lontano da Amelia:  le truppe di Vespasiano, guidate dal generale Antonio Primo, dopo essere passate per Carsulae e Narnia, si fermarono nel municipio di Ocriculum sulla Flaminia, proprio a festeggiare i Saturnali

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Particolare di un bassorilievo di Saturno /// Musei Capitolini, Roma

AMELIA, CITTÀ DEL GERMANICO E DEL BIMILLENARIO 

Tante iniziative sono state realizzate per celebrare il Bimillenario dalla morte di Germanico Cesare, una su tutte, la mostra/installazione “Germanico Cesare… a un passo dall’impero” che invitiamo a visitare fino alla chiusura prevista per fine gennaio 2020.

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One Comment

  1. Grazie per scaldarmi il cuore con ricordi di antichissime tradizioni di cui raramente posso trovare qualcuno consapevole. Io invece ho sempre cercato l’antiquissimam matrem. E queste arcaiche radici spesso sono dolenti.

    Gabriella Vignoli

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